Album: Lez Rock Nation
Side A
Traccia 1: Rock Generation (4’.40”)
Fu attorno alla metà degli anni 60 che le cose iniziarono davvero ad accelerare in modo esponenziale. In quel baricentro generazionale che è stato il 1965, dei giovani appena maggiorenni, (o giù di lì), i ragazzi del Baby Boom, si ritrovarono tra le mani un mondo nuovo, pronto a mutare, anzi, bisognoso di farlo.
I Baby Boomers erano nati dalla metà degli anni 40 sulle macerie di un’Europa a brandelli: tutto era da ricostruire, da conquistare, tutto si poteva inventare, e in quel momento i Beatles avevano già avviato un processo di rinnovamento senza precedenti. Fu così, che a metà degli anni 60, in piena beatlemania, l’esempio dei 4 di Liverpool fu dirompente, e accadde qualcosa.
Individuare però in modo preciso il momento in cui il Rock prese vita, risulta sempre un azzardo, ma in quel 1965 si concentrarono alcuni avvenimenti che ancora oggi assumono un sincronismo che non appare certamente casuale.
I fatti della storia e la musica che li accompagna sono da sempre strettamente connessi, e il 21 febbraio 1965, Malcom X, leader nella lotta per i diritti degli afroamericani venne assassinato. Poche settimane dopo, il 13 aprile, i Beatles lanciarono un chiaro grido di aiuto con “Help!”, singolo e title track dell’omonimo album, il numero 5.
“Help!”, canzone nata come ballad e poi modificata nello stile per esigenze di mercato, fu subito un manifesto generazionale anche grazie ad un testo molto eloquente: “quando ero più giovane, molto più giovane di oggi, non mi serviva l’aiuto di nessuno, ma oggi quei tempi sono andati...” Se questo messaggio, ad una prima lettura, potrebbe non apparire così rilevante, allora ricordiamoci ad esempio che i 4 di Liverpool avevano più o meno vent'anni, e che a quell’età mediamente si dovrebbe essere spensierati e poco inclini al pensare al “quando ero più giovane”...
Ma l’aiuto serviva davvero, tanto che mentre i The Kinks tagliavano i coni degli altoparlanti per ottenere un suono nuovo, grezzo, distorto, Lou Reed sottolineava quella distorsione giovanile in “Heroin”, cantando “Non so proprio dove vado, ma proverò a raggiungere il regno se ci riesco, perché mi sento un vero uomo quando infilo l’ago in vena”...
La situazione sociale non era evidentemente serena, e a maggio, mentre il primo contingente di oltre 100.000 Marines era da poco arrivato in Vietnam, ci pensarono anche i Rolling Stones a sostenere il diffuso sentimento di disagio e scontentezza che aleggiava ovunque, cantandolo apertamente in “(I can’t get no) Satisfaction”. L’atto di guerra statunitense fu accompagnato dal suono di un rivoluzionario Bob Dylan, che compì quella che passò alla storia come la “svolta elettrica”. Il 25 luglio 1965 infatti si presentò al “Newport Folk Festival” con la sua nuova chitarra elettrica, e accompagnato dalla band suonò e cantò: “Bring it all back home”, riportiamoli tutti a casa.
La sensazione di disorientamento era totale e nonostante Londra si stesse trasformando nella Swinging London tanto ambita e ricercata, a ribadire che le cose non stavano funzionando ci pensò un nuovo gruppo formato da quattro sfrontati giovani, provocatoriamente anonimi, tanto da volerlo comunicare già dal nome, “The Who”, i chi.
Quattro 19enni che si sentirono in dovere di rappresentare i propri coetanei, anche cantano un testo che per certi versi anticipò di una decina d’anni il nichilismo e l'autodistruzione del Punk e del suo messaggio più famoso: “No future”. I The Who, a dicembre, lo profetizzarono in “My Generation”, gridando e balbettando a tutti un testo che diceva, “spero di morire prima di diventare vecchio”.
Tirando le somme, quando parliamo di Rock e ci chiediamo cosa significhi quella parola, proviamo a pensare a tutte queste cose, alla reale necessità di sopravvivenza di quei giovani, a quella autentica esigenza comunicativa figlia della distruzione e del buio.
Se lo facciamo, possiamo provare a capire il perchè quella musica sia stata ciò che tutti sappiamo, un paradigma, una sorta di dogma stilistico, un inno all’eccesso, certamente una tra le più potenti forme di comunicazione dell’uomo.
A questo punto possiamo anche farci un'idea del perché oggi la musica sia così diversa rispetto ad un tempo. Tutto, o molto, dipende dalla autenticità della motivazione, ed è un dato di fatto che oggi, benessere e comodità, non siano situazioni che inneschino una vera “fame” di affermazione.
In conclusione possiamo anche dire che essere parte di una specifica generazione comporta evidentemente pro e contro, ma indubbiamente è una possibilità preclusa a chi è nato al di fuori di una determinata finestra temporale.
Ecco perché, quando si parla di Rock, entra in gioco la sincerità delle motivazioni e delle scelte, ed ecco perchè, tutto sommato, possiamo dire che, visti i fatti, è proprio da quel 1965 che inizia la storia della vera, unica e originale generazione del Rock.
Quei ragazzi hanno gettato le solide fondamenta di un edificio maestoso, la cattedrale del Rock, disponibile oggi per tutti noi. È l'ambiente nel quale possiamo liberamente entrare per sognare e sentirci, anche solo per la durata di una canzone, parte di quella generazione, un ambiente che noi, qui, chiamiamo “Rock Nation”.



