Nevermind, il grido disperato di milioni di giovani. By Alessandro Carugini


Nel settembre del 1991, in tutti i negozi di dischi esce Nevermind, il secondo album in studio dei Nirvana. Sembra un disco come tanti altri, ma fin dal primo ascolto, stiamo assistendo a qualcosa di diverso, qualcosa che cambierà per sempre non solo il mondo ed il modo di fare rock, ma cambierà il modo di fare musica. I testi schietti, diretti e crudi di Kurt Cobain, diventano un tutt’uno con l’energia del sound della band di Seattle. In maniera inconsapevole, fondano i canoni di ciò che verrà poi catalogato come “grunge”.

Nevermind il grido disperato di milioni di giovani

Mentre Kurt Cobain canta di come non sia importante essere ricco o famoso, in quanto la depressione può toccare chiunque, un’intera generazione si sente finalmente capita. Un’intera generazione sente che la propria solitudine viene compresa a pieno. Finalmente questa solitudine esce delle camerette delle periferie ed arriva nelle case di tutto il mondo. Finalmente questi ragazzi hanno una voce che canta il loro messaggio universale.

Il grido di Cobain contro il sistema non è un comizio dall’alto di un palco, non è la solita retorica fatta per pavoneggiarsi e sembrare alternativo. Al contrario: è il grido dei disperati, dei deboli, di coloro che sono sempre sul gradino più basso del podio. E’ il grido di tutti coloro che si sentono inadeguati sia con il prossimo che con se stessi. Lo stesso cantante dei Nirvana sfrutta la sua popolarità per lottare e non perdere del tutto la fiducia in se stesso e nel prossimo. In Nevermind si può sentire, a distanza di anni, l’essenza di una Sofferenza interiore, lo sforzo di vincere quel nichilismo che, volenti o nolenti, è parte integrante della vita di tutti noi. Non importa chi sei, da dove vieni, quando sei nato, il tuo rango nella società… ogni persona potrà sempre trovare se stesso in questo disco.

Nevermind è quel manifesto che non morirà mai.

Andiamo a leggere la storia e significato dei brani più significativi che compongono questo disco cult degli anni 90. Un disco ancora oggi importante che, spesso, ci troviamo ad ascoltare in loop senza rendercene conto. Un disco che non dimostra la sua età ma che sembra scritto ieri. Forse perché i problemi degli esseri umani sono gli stessi. Passano gli anni, passano le mode, ma il vuoto che abbiamo dentro non passerà mai.

Smells Like Teen Spirit

Forse il brano più importante e conosciuto di tutta la discografia dei Nirvana. Lo stesso Cobain raccontava di aver scritto questo pezzo perché si sentiva disgustato dalla sua stessa apatia e da quella della sua generazione, dalla totale mancanza di fegato e di voglia di combattere. Era stufo dell’accettare sempre tutto ciò che capitava facendo spallucce. Kurt disprezzava davvero il mainstream, ed in sostanza, questo è ciò di cui parla la canzone: il pensiero unico del conformismo. E qui entra il scena il destino beffardo, che si prende gioco di Kurt Cobain. Infatti, proprio attorno al fenomeno Nirvana, ha ruotato uno dei migliori momenti che il mainstream abbia mai vissuto. Ancora oggi non siamo del tutto sicuri di cosa Kurt stia cantando ma qualcosa nella canzone si coglie istantaneamente: il senso di frustrazione e di alienazione. Possiamo dire, senza ombra di dubbio, che Smells Like Teen Spirit, ha profondamente colpito una generazione di ragazzi negli anni ’90, che ci si ritrovava perfettamente e che ancora oggi sprigiona quell’effetto devastante che ti fa dire: “Ma si, andate tutti a cagare!

In un’intervista, Kathleen Hanna, ricorda la genesi del titolo: «Nell’agosto del 1990, durante una notte di bevute con Kurt, passammo davanti a un Teen Pregnancy Centre. Una finta clinica per aborti. Una volta entrate, le adolescenti venivano plagiate e convinte che sarebbero andate all’inferno se avessero ucciso i loro bambini. Io scrissi con la bomboletta sul muro “finta clinica dell’aborto, gente!” e Kurt aggiunse in rosso a caratteri cubitali “Dio è gay!”. All’epoca Kurt era appena stato lasciato da Tobi Vail, che usava il deodorante Teen Spirit, ed io, per sfotterlo, scrissi “Kurt puzza di Teen Spirit”. Sei mesi dopo mi chiamò: “Ehi, ti ricordi di quella notte? C’è una cosa che avevi scritto sul muro… vorrei usarla”».

Possiamo scrivere senza ombra di dubbio che il resto è storia, passata, presente e futura!

In Bloom

Dopo aver firmato con la DGC Records, i Nirvana hanno iniziato a registrare il secondo album, che poi diventerà Nevermind. Questo pezzo è stato uno dei primi brani che la band ha registrato durante le sessioni dell'album ai Sound City Studios di Van Nuys in California.

La forza di questo brano sta tutto nella sua potenza in pieno stile grunge. Inizia e finisce urlando gli stessi accordi. Le strofe sono attenuate per poi impennarsi prima del ritornello in un'esplosione in cui è determinante anche Dave Grohl. L'intermezzo strumentale prima dell'ultimo ritornello è un misto di rumore e melodia.

Il videoclip è fantastico! I Nirvana sono ospiti di un programma musicale anni '50 e vengono presentati come ragazzi educati e decorosi. Subito dopo iniziano a suonare, vestiti come i Beach Boys e di fronte ad un pubblico composto da sole donne. Le ragazze iniziano a muoversi in maniera rigida e meccanica e lentamente cominciano a distruggere il palco. Ad evidenziare la falsità del music business provvede il presentatore del programma che, dopo l'esibizione, commenta "Non potrei parlarne meglio...".

Il suo concetto dietro a questo video era molto ambizioso. Il tono umoristico del video è stato il risultato del fatto che Cobain era stanco per tutte le persone che nell'ultimo anno gli aveva presi sul serio. Voleva dimostrare che avevano anche un lato umoristico. Il video fu registrato con vecchie fotocamere Cinescope e la band ha improvvisato la sua esibizione.

Sono state apportate tre diverse modifiche a questo video. Cobain intendeva sostituire la prima versione con una nuova interpretazione, suonando la canzone nel loro solito stile rauco, inclusa la distruzione del palco. Lo spettacolo rock alternativo di MTV 120 Minutes ha insistito per la prima del video, ma Cobain ha ritenuto che il programma non avrebbe trasmesso correttamente l'umorismo della versione "pop idol". Invece, alla fine, fu prodotto un nuovo montaggio che vedeva la band vestita molto diversamente. La modifica originale del video non è mai stata trasmessa.

Nonostante tutto, vinse il premio per il miglior video alternativo agli MTV Video Music Awards del 1993.

Come As You Are

Questo brano è ricco di contraddizioni. Lo stesso Kurt, autore del testo, disse che era dedicata alla gente e su come ci si aspetta che si comporti. Un brano che parla di disadattati e di accettazione. Con un lato positivo che ti esorta a pensare che indipendentemente da quanto sei incasinato… resti figo comunque. Questo è il messaggio. Come As You Are è semplicemente un invito ad accogliere il nostro prossimo, senza giudicarlo, ma accettandolo per quello che è. Della serie fai agli altri ciò che vorresti sia fatto a te!

Dal punto di vista musicale, il pezzo ha avuto qualche problema legale. Il riff di chitarra suonato da Cobain ricorda molto quello di “Eighties” dei Killing Joke. Nel momento di decidere quale sarebbe dovuto essere il secondo singolo da estrarre, Kurt era un po’ preoccupato su Come As You Are, la trovava troppo somigliante a Eighties. La casa discografica decise di andare avanti per la sua strada ed i Killing Joke si lamentarono. Le dichiarazioni rilasciate dal chitarrista, Geordie Walker, all’epoca erano al vetriolo nei confronti di Kurt e della sua band ma, alla fine, I Killing Joke rinunciarono all'azione legale dopo la morte dello stesso Cobain.

Il videoclip, diretto da Kevin Kerslake, fu una lotta tra le esigenze della band e quelle della casa discografica. I Nirvana erano ovunque e Kurt era già stufo di questa notorietà. Non voleva comparire nel videoclip promozionale del brano. La casa discografica, chiaramente, voleva cavalcare l’onda del successo, e voleva a tutti i costi le loro facce ben in vista nel video. Alla fine Kerslake, usò degli effetti per oscurare la loro identità: I Nirvana erano nel video come voleva la casa discografica, ma non erano veramente visibili come desiderava Kurt.

Breed

Brano che parla dell'essere intrappolati nella classe media in America. Una canzone sviluppata durante i concerti del 1989 in Europa. In un'intervista a Bruce Pavitt, fondatore della Sub Pop la prima etichetta discografica della band, ha spiegato che “questa canzone era 'ipnotica'. Era una svolta stilistica per la band. Il pubblico sarebbe stato estasiato”.

Kurt Cobain la scrisse quando era al punto di partenza dell'esplorazione del suo talento compositivo, e aveva cominciato a scrivere sulle persone che lo circondavano, è stata la più complessa canzone della sessione: all'origine il titolo era "Immodium" - dal nome del famoso medicinale - ma c'è ben poco nella versione registrata che si collega con il farmaco.

Un pezzo complesso, difficile. Per molti versi il più complesso di gran parte del materiale iniziale dei Nirvana, ogni coro inizia e termina con la strofa «She said», il che implica che la canzone è stata pensata per catturare dialoghi parlati, cosa che viene spesso trascurata.

Lithium

In questo brano Kurt Cobain parla del litio, che viene usato come farmaco nel trattamento del disturbo bipolare. Uno stabilizzatore dell’umore che, nella canzone, viene paragonato alla religione. Una metafora che lo stesso Cobain ha confermato in un’intervista: «La storia è quella di un ragazzo che ha perso la sua ragazza. Non so cosa l’abbia uccisa, forse è morta di AIDS, forse in un incidente… Lui va in giro a rimuginare e alla fine, come ultima risorsa, si rivolge alla religione per evitare il suicidio. Per alcune persone la religione è la scelta giusta, l’ultima spiaggia prima di impazzire».

Polly

Nata nel 1988, Polly è, insieme con About a Girl e Been a Son, una delle prime incursioni di Kurt Cobain nel pop. Intitolata originariamente Hitchhiker e poi Cracker, fu rinominata Polly l’anno successivo. Fu esclusa dall'album d'esordio Bleach, perché Cobain riteneva non fosse coerente con il suono pesante che all'epoca contraddistingueva il gruppo. La canzone comparve due anni più tardi in Nevermind.

Secondo la biografia dei Nirvana, scritta da Michael Azerrad, la canzone fu ispirata ad una vicenda realmente accaduta. Una ragazza americana di 14 anni dopo un concerto, fu rapita da un pedofilo recidivo, Gerald Arthur Friend, che la torturò e la stuprò per due giorni. La ragazza riuscì a scappare, approfittando della distrazione di Friend che era intento a fare rifornimento di carburante. Friend venne successivamente arrestato e incarcerato. Nel testo la ragazza riesce a scappare solo dopo aver guadagnato la fiducia dello stupratore, per aver finto di provare piacere, cosa che invece non avvenne nella realtà. Con un intuitivo cambio di prospettiva, Polly è scritta dal punto di vista del criminale, che in alcuni passaggi sembra cercare di giustificare l'efferatezza delle sue azioni. Nel 1991 la canzone venne cantata da due stupratori, che probabilmente si erano ispirati a quanto narrato nel libro Arancia meccanica, durante le loro violenze a danno di una ragazza. I Nirvana si dovettero quindi difendere dall'accusa di incitare gli stupratori, cosa che fecero energicamente, spiegando che il brano è invece una ferma accusa a tale riprovevole atto.

La frase "Polly wants a cracker" è presente anche nel libro Pet Sematary di Stephen King del 1983.

On A Plain

Altro brano scritto da Kurt. Come riportato nei "Journals", collezione di scritti e disegni di Cobain pubblicati nel 2002, le strofe «Black sheep got blackmailed again» e «I got so high, I scratched 'til I bled» sono state riprese da una canzone inedita dei Nirvana intitolata Verse Chorus Verse.

Durante un'intervista con Jon Savage, Cobain ha detto che “On a Plain parla della classica alienazione sociale.” Comunque ha anche ammesso che lui stesso ha fornito una diversa interpretazione del brano ogni volta che gli hanno rivolto la domanda perché non conosce nemmeno lui il significato vero e proprio. Il cantante continua dicendo, “Scrivo a partire da frammenti di poesia messi insieme l'uno con l'altro, e non mi riferisco a nessuna tematica in particolare. Ho interi quaderni e quando arriva il momento di scrivere i testi delle canzoni semplicemente rubo dalle mie poesie”.

Ogni strofa della canzone sembra avere un significato differente. Ad esempio, la strofa «Don't quote me on that» deriva da una battuta che i tre membri della band usavano spesso per terminare le frasi. Un altro tema ricorrente è talvolta la mancanza di senso dei testi di Kurt, tipo «what the hell am I trying to say?» o «it is now time to make it unclear/to write off lines that don't make sense». Ai posteri l’ardua sentenza!

La "black sheep" citata nel brano sembra essere lo stesso cantante.

Something On The Way

Scritta nel 1991 sempre da Cobain, l’autore di quasi tutti i testi dei Nirvana, trae ispirazione dalla vita vera. Infatti parla di quando abitava sotto il ponte di Young Street ad Aberdeen. Nel 1984 scappò di casa e abbandonò gli studi scolastici. Questa la leggenda! La verità è un’altra cosa, come ha raccontato il bassista dei Nirvana, Krist Novoselic, e la sorella Kim: non ha mai vissuto realmente sotto un ponte. La canzone racconta del difficile rapporto che aveva Kurt con la propria famiglia. Infatti proprio Kurt sarebbe quel "qualcosa" del testo. La canzone appare anche nel film The Batman, arrivato nei cinema nel 2022.