Nel settembre del 1991, in tutti i negozi di dischi esce Nevermind, il secondo album in studio dei Nirvana. Sembra un disco come tanti altri, ma fin dal primo ascolto, stiamo assistendo a qualcosa di diverso, qualcosa che cambierà per sempre non solo il mondo ed il modo di fare rock, ma cambierà il modo di fare musica. I testi schietti, diretti e crudi di Kurt Cobain, diventano un tutt’uno con l’energia del sound della band di Seattle. In maniera inconsapevole, fondano i canoni di ciò che verrà poi catalogato come “grunge”.
Nevermind il grido
disperato di milioni di giovani
Mentre Kurt Cobain canta di come non sia importante essere
ricco o famoso, in quanto la depressione può toccare chiunque, un’intera
generazione si sente finalmente capita. Un’intera generazione sente che la
propria solitudine viene compresa a pieno. Finalmente questa solitudine esce
delle camerette delle periferie ed arriva nelle case di tutto il mondo.
Finalmente questi ragazzi hanno una voce che canta il loro messaggio
universale.
Il grido di Cobain contro il sistema non è un comizio
dall’alto di un palco, non è la solita retorica fatta per pavoneggiarsi e
sembrare alternativo. Al contrario: è il grido dei disperati, dei deboli, di
coloro che sono sempre sul gradino più basso del podio. E’ il grido di tutti
coloro che si sentono inadeguati sia con il prossimo che con se stessi. Lo
stesso cantante dei Nirvana sfrutta la sua popolarità per lottare e non perdere
del tutto la fiducia in se stesso e nel prossimo. In Nevermind si può sentire, a
distanza di anni, l’essenza di una Sofferenza interiore, lo sforzo di vincere
quel nichilismo che, volenti o nolenti, è parte integrante della vita di tutti
noi. Non importa chi sei, da dove vieni, quando sei nato, il tuo rango nella
società… ogni persona potrà sempre trovare se stesso in questo disco.
Nevermind è quel manifesto che non morirà mai.
Andiamo a leggere la storia e significato dei brani più
significativi che compongono questo disco cult degli anni 90. Un disco ancora
oggi importante che, spesso, ci troviamo ad ascoltare in loop senza rendercene
conto. Un disco che non dimostra la sua età ma che sembra scritto ieri. Forse
perché i problemi degli esseri umani sono gli stessi. Passano gli anni, passano
le mode, ma il vuoto che abbiamo dentro non passerà mai.
Smells Like Teen
Spirit
Forse il brano più importante e conosciuto di tutta la
discografia dei Nirvana. Lo stesso Cobain raccontava di aver scritto questo
pezzo perché si sentiva disgustato dalla sua stessa apatia e da quella della
sua generazione, dalla totale mancanza di fegato e di voglia di combattere. Era
stufo dell’accettare sempre tutto ciò che capitava facendo spallucce. Kurt
disprezzava davvero il mainstream, ed in sostanza, questo è ciò di cui parla la
canzone: il pensiero unico del conformismo. E qui entra il scena il destino
beffardo, che si prende gioco di Kurt Cobain. Infatti, proprio attorno al
fenomeno Nirvana, ha ruotato uno dei migliori momenti che il mainstream abbia
mai vissuto. Ancora oggi non siamo del tutto sicuri di cosa Kurt stia cantando
ma qualcosa nella canzone si coglie istantaneamente: il senso di frustrazione e
di alienazione. Possiamo dire, senza ombra di dubbio, che Smells Like Teen
Spirit, ha profondamente colpito una generazione di ragazzi negli anni ’90, che
ci si ritrovava perfettamente e che ancora oggi sprigiona quell’effetto
devastante che ti fa dire: “Ma si, andate
tutti a cagare!”
In un’intervista, Kathleen Hanna, ricorda la genesi del
titolo: «Nell’agosto del 1990, durante
una notte di bevute con Kurt, passammo davanti a un Teen Pregnancy Centre. Una
finta clinica per aborti. Una volta entrate, le adolescenti venivano plagiate e
convinte che sarebbero andate all’inferno se avessero ucciso i loro bambini. Io
scrissi con la bomboletta sul muro “finta clinica dell’aborto, gente!” e Kurt
aggiunse in rosso a caratteri cubitali “Dio è gay!”. All’epoca Kurt era appena
stato lasciato da Tobi Vail, che usava il deodorante Teen Spirit, ed io, per
sfotterlo, scrissi “Kurt puzza di Teen Spirit”. Sei mesi dopo mi chiamò: “Ehi,
ti ricordi di quella notte? C’è una cosa che avevi scritto sul muro… vorrei
usarla”».
Possiamo scrivere senza ombra di dubbio che il resto è
storia, passata, presente e futura!
In Bloom
Dopo aver firmato con la DGC Records, i Nirvana hanno iniziato
a registrare il secondo album, che poi diventerà Nevermind. Questo pezzo è
stato uno dei primi brani che la band ha registrato durante le sessioni
dell'album ai Sound City Studios di Van Nuys in California.
La forza di questo brano sta tutto nella sua potenza in
pieno stile grunge. Inizia e finisce urlando gli stessi accordi. Le strofe sono
attenuate per poi impennarsi prima del ritornello in un'esplosione in cui è
determinante anche Dave Grohl. L'intermezzo strumentale prima dell'ultimo
ritornello è un misto di rumore e melodia.
Il videoclip è fantastico! I Nirvana sono ospiti di un
programma musicale anni '50 e vengono presentati come ragazzi educati e
decorosi. Subito dopo iniziano a suonare, vestiti come i Beach Boys e di fronte
ad un pubblico composto da sole donne. Le ragazze iniziano a muoversi in
maniera rigida e meccanica e lentamente cominciano a distruggere il palco. Ad
evidenziare la falsità del music business provvede il presentatore del
programma che, dopo l'esibizione, commenta "Non potrei parlarne meglio...".
Il suo concetto dietro a questo video era molto ambizioso.
Il tono umoristico del video è stato il risultato del fatto che Cobain era
stanco per tutte le persone che nell'ultimo anno gli aveva presi sul serio.
Voleva dimostrare che avevano anche un lato umoristico. Il video fu registrato
con vecchie fotocamere Cinescope e la band ha improvvisato la sua esibizione.
Sono state apportate tre diverse modifiche a questo video.
Cobain intendeva sostituire la prima versione con una nuova interpretazione,
suonando la canzone nel loro solito stile rauco, inclusa la distruzione del
palco. Lo spettacolo rock alternativo di MTV 120 Minutes ha insistito per la
prima del video, ma Cobain ha ritenuto che il programma non avrebbe trasmesso
correttamente l'umorismo della versione "pop idol". Invece, alla
fine, fu prodotto un nuovo montaggio che vedeva la band vestita molto
diversamente. La modifica originale del video non è mai stata trasmessa.
Nonostante tutto, vinse il premio per il miglior video
alternativo agli MTV Video Music Awards del 1993.
Come As You Are
Questo brano è ricco di contraddizioni. Lo stesso Kurt,
autore del testo, disse che era dedicata alla gente e su come ci si aspetta che
si comporti. Un brano che parla di disadattati e di accettazione. Con un lato
positivo che ti esorta a pensare che indipendentemente da quanto sei
incasinato… resti figo comunque. Questo è il messaggio. Come As You Are è
semplicemente un invito ad accogliere il nostro prossimo, senza giudicarlo, ma
accettandolo per quello che è. Della serie fai agli altri ciò che vorresti sia
fatto a te!
Dal punto di vista musicale, il pezzo ha avuto qualche
problema legale. Il riff di chitarra suonato da Cobain ricorda molto quello di “Eighties”
dei Killing Joke. Nel momento di decidere quale sarebbe dovuto essere il secondo
singolo da estrarre, Kurt era un po’ preoccupato su Come As You Are, la trovava
troppo somigliante a Eighties. La casa discografica decise di andare avanti per
la sua strada ed i Killing Joke si lamentarono. Le dichiarazioni rilasciate dal
chitarrista, Geordie Walker, all’epoca erano al vetriolo nei confronti di Kurt
e della sua band ma, alla fine, I Killing Joke rinunciarono all'azione legale
dopo la morte dello stesso Cobain.
Il videoclip, diretto da Kevin Kerslake, fu una lotta tra le
esigenze della band e quelle della casa discografica. I Nirvana erano ovunque e
Kurt era già stufo di questa notorietà. Non voleva comparire nel videoclip
promozionale del brano. La casa discografica, chiaramente, voleva cavalcare
l’onda del successo, e voleva a tutti i costi le loro facce ben in vista nel
video. Alla fine Kerslake, usò degli effetti per oscurare la loro identità: I
Nirvana erano nel video come voleva la casa discografica, ma non erano
veramente visibili come desiderava Kurt.
Breed
Brano che parla dell'essere intrappolati nella classe media
in America. Una canzone sviluppata durante i concerti del 1989 in Europa. In
un'intervista a Bruce Pavitt, fondatore della Sub Pop la prima etichetta
discografica della band, ha spiegato che “questa
canzone era 'ipnotica'. Era una svolta stilistica per la band. Il pubblico
sarebbe stato estasiato”.
Kurt Cobain la scrisse quando era al punto di partenza
dell'esplorazione del suo talento compositivo, e aveva cominciato a scrivere
sulle persone che lo circondavano, è stata la più complessa canzone della
sessione: all'origine il titolo era "Immodium" - dal nome del famoso medicinale
- ma c'è ben poco nella versione registrata che si collega con il farmaco.
Un pezzo complesso, difficile. Per molti versi il più complesso di gran parte del materiale iniziale dei Nirvana, ogni coro inizia e termina con la strofa «She said», il che implica che la canzone è stata pensata per catturare dialoghi parlati, cosa che viene spesso trascurata.
Lithium
In questo brano Kurt Cobain parla del litio, che viene usato
come farmaco nel trattamento del disturbo bipolare. Uno stabilizzatore
dell’umore che, nella canzone, viene paragonato alla religione. Una metafora
che lo stesso Cobain ha confermato in un’intervista: «La storia è quella di un
ragazzo che ha perso la sua ragazza. Non so cosa l’abbia uccisa, forse è morta
di AIDS, forse in un incidente… Lui va in giro a rimuginare e alla fine, come
ultima risorsa, si rivolge alla religione per evitare il suicidio. Per alcune
persone la religione è la scelta giusta, l’ultima spiaggia prima di impazzire».
Polly
Nata nel 1988, Polly è, insieme con About a Girl e Been a
Son, una delle prime incursioni di Kurt Cobain nel pop. Intitolata
originariamente Hitchhiker e poi Cracker, fu rinominata Polly l’anno
successivo. Fu esclusa dall'album d'esordio Bleach, perché Cobain riteneva non
fosse coerente con il suono pesante che all'epoca contraddistingueva il gruppo.
La canzone comparve due anni più tardi in Nevermind.
Secondo la biografia dei Nirvana, scritta da Michael
Azerrad, la canzone fu ispirata ad una vicenda realmente accaduta. Una ragazza
americana di 14 anni dopo un concerto, fu rapita da un pedofilo recidivo,
Gerald Arthur Friend, che la torturò e la stuprò per due giorni. La ragazza
riuscì a scappare, approfittando della distrazione di Friend che era intento a
fare rifornimento di carburante. Friend venne successivamente arrestato e
incarcerato. Nel testo la ragazza riesce a scappare solo dopo aver guadagnato
la fiducia dello stupratore, per aver finto di provare piacere, cosa che invece
non avvenne nella realtà. Con un intuitivo cambio di prospettiva, Polly è scritta
dal punto di vista del criminale, che in alcuni passaggi sembra cercare di
giustificare l'efferatezza delle sue azioni. Nel 1991 la canzone venne cantata
da due stupratori, che probabilmente si erano ispirati a quanto narrato nel
libro Arancia meccanica, durante le loro violenze a danno di una ragazza. I
Nirvana si dovettero quindi difendere dall'accusa di incitare gli stupratori,
cosa che fecero energicamente, spiegando che il brano è invece una ferma accusa
a tale riprovevole atto.
La frase "Polly wants a cracker" è presente anche
nel libro Pet Sematary di Stephen King del 1983.
On A Plain
Altro brano scritto da Kurt. Come riportato nei
"Journals", collezione di scritti e disegni di Cobain pubblicati nel
2002, le strofe «Black sheep got blackmailed again» e «I got so high, I
scratched 'til I bled» sono state riprese da una canzone inedita dei Nirvana
intitolata Verse Chorus Verse.
Durante un'intervista con Jon Savage, Cobain ha detto che “On a Plain parla della classica alienazione
sociale.” Comunque ha anche ammesso che lui stesso ha fornito una diversa
interpretazione del brano ogni volta che gli hanno rivolto la domanda perché
non conosce nemmeno lui il significato vero e proprio. Il cantante continua
dicendo, “Scrivo a partire da frammenti
di poesia messi insieme l'uno con l'altro, e non mi riferisco a nessuna
tematica in particolare. Ho interi quaderni e quando arriva il momento di
scrivere i testi delle canzoni semplicemente rubo dalle mie poesie”.
Ogni strofa della canzone sembra avere un significato
differente. Ad esempio, la strofa «Don't quote me on that» deriva da una
battuta che i tre membri della band usavano spesso per terminare le frasi. Un altro tema ricorrente è talvolta
la mancanza di senso dei testi di Kurt, tipo «what the hell am I trying to
say?» o «it is now time to make it unclear/to write off lines that don't make
sense». Ai posteri l’ardua sentenza!
La "black sheep" citata nel brano sembra essere lo
stesso cantante.
Something On The Way
Scritta nel 1991 sempre da Cobain, l’autore di quasi tutti i
testi dei Nirvana, trae ispirazione dalla vita vera. Infatti parla di quando
abitava sotto il ponte di Young Street ad Aberdeen. Nel 1984 scappò di casa e
abbandonò gli studi scolastici. Questa la leggenda! La verità è un’altra cosa,
come ha raccontato il bassista dei Nirvana, Krist Novoselic, e la sorella Kim:
non ha mai vissuto realmente sotto un ponte. La canzone racconta del difficile
rapporto che aveva Kurt con la propria famiglia. Infatti proprio Kurt sarebbe
quel "qualcosa" del testo. La canzone appare anche nel film The
Batman, arrivato nei cinema nel 2022.


