NEVERMORE – Dead Heart in a Dead World by Ale

 


Album: Dead Heart In A Dead World (2000) Genere: Thrash Metal

Artista: Nevermore

Warrel Dane: voce

Jeff Loomis: chitarra

Jim Sheppard: basso

Van Williams: batteria

I Nevermore del compianto Warrel Dane hanno saputo dare nuova linfa vitale ad un genere, il thrash-metal, che tra la fine degli anni ‘90 ed inizio del nuovo millennio non se la passava benissimo.

I padri fondatori del genere cercavano nuove vie rinnovando il proprio stile (Metallica ed Anthrax ad esempio) ottenendo però risultati discutibili.

I Nevermore nascono a Seattle dalle ceneri dei Sanctuary, band più indirizzata verso il power-metal, dove militavano Warrell Dane e Jim Sheppard. Dopo aver pubblicato due album (Refuge Denied e Into The Mirror Black) cantante e bassista decidono di dare vita ad un nuovo progetto dove concretizzare lo stile più personale che hanno in mente.

Nel 1992 comincia così l’avventura dei Nevermore che sfornarono un sound thrash più moderno, contaminato dai ritmi sincopati del groove-metal, dalla tonalità ribassata del doom e dalle atmosfere cupe ed inquietanti dell’industrial.

Per le registrazioni di Dead Heart In A Dead World Jeff Loomis imbraccia una sette corde che gli permette di sfoderare riff pesanti ed iper-aggressivi oltre ai consueti virtuosismi da shredder: in quest’ultimoa spetto non è mai ripetitivo e noioso come alcuni colleghi, mettendosi sempre al servizio della canzone.


La voce di Warrell Dane ha un incredibile estensione potendo spaziare da un profondo registro baritonale ad acuti in stile Rob Halford donando grande dinamicità al cantato.

Lo stesso singer si occupa dei testi che sono tendenzialmente cupi e riflessivi toccando ora argomenti di critica sociale (come ad esempio irisvolti negativi dell’evoluzione e dello sviluppo tecnologico), ora tematiche più introspettive volte ad analizzare lo stato d’animo umano.

Dead Heart In A Dead World si apre con la violenta “Narchosyntesis”: un  ritmo ossessivo che parte senza alcuna introduzione ci immerge immediatamente nelle atmosfere cupe dell’album, per poi trasformarsi in un riff sincopato sul quale Dane mette in mostra le proprie capacità vocali.

“We Disintegrate” è un altro pezzo potente vanta un ritornello arioso conun cantato solenne che ci pone il seguente interrogativo: “Ar we ever free,or slave to technology?”

I Nevermore sanno anche creare delle bellissime melodie come ci dimostrano “The Heart Collector” e “ Believe in Nothing” che sono accomunate da una struttura simile: strofa lenta con accompagnamento acustico di Loomis e ritornello potente ed epico con chitarra distorta.

Troviamo anche un’irriconoscibile, se non per la melodia iniziale, cover di “The Sound Of Silence” di Simon and Garfunkel” che viene trasfigurata in uno straniante ed inquietante brano thrash-metal.

L’ottima produzione dell’album conferisce profondità al sound e lascia il giusto spazio a tutti gli strumenti.

Per qualità compositiva e di esecuzione e per la profondità dei testi “Dead Heart In A dead World” è uno dei capolavori del metal degli anni 2000.

Quando pensiamo al thrash-metal non dobbiamo fermarci solamente ai Big Four, ci priveremmo del piacere di ascoltare tanta grande musica come quella che ci hanno regalato i Nevermore.