Foo Fighters – There Is Nothing Left To Loose di Alessandro Carugini


Un secolo sta per finire ed uno sta per cominciare quando esce nei negozi di dischi There Is Nothing Left to Lose, il terzo album dei Foo Fighters, pubblicato il 2 novembre del 1999.

In questo album tutte le parti di chitarra sono suonate da Dave Grohl, ma nel tour seguente esordisce come chitarrista Chris Shiflett in sostituzione di Franz Stahl, che suonerà la chitarra anche nelle registrazioni dell'album successivo, One by One. 

Riguardo alla lavorazione del disco, Grohl ha spiegato come l'intero processo di realizzazione fosse molto rilassato e aggiunse che la principale fonte di ispirazione per i brani derivò da una raccolta intitolata AM Gold, in cui venivano presentate le migliori opere soft rock realizzate negli anni sessanta; lo stesso frontman ha inoltre aggiunto di come il periodo primaverile della Virginia abbia avuto un ruolo determinante nella scrittura dei brani Learn to Fly, Generator, Aurora e Ain't It the Life.

Ma non fu tutto rose e fiori come ci vuol far credere Dave! Per comprendere la gestazione e la nascita di questo album, si deve fare un piccolo passo indietro e tornare alle registrazioni del precedente disco dei Foo Fighters, The Colour And The Shape. L’aria che si respirava in quel periodo tra i membri del gruppo si tagliava con il coltello. I continui litigi e discussioni tra Dave e William Goldsmith portarono ad una definitiva rottura tra il batterista e gli altri membri della band, così decise di andarsene definitivamente.

L’album venne registrato nello scantinato di casa sua, insonorizzato artigianalmente tramite dei sacchi a pelo appoggiati alle pareti dagli stessi musicisti. Non sappiamo se questa storia dei sacchi a pelo sia realtà o leggenda. Tuttavia è noto come ci siano state problematiche legate proprio ai membri della band. Pat Smear, affaticato dai tour e dalle registrazioni, aveva abbandonato il gruppo, l’ipotesi di una sua sostituzione con Franz Stahl morì sul nascere e il batterista William Goldsmith era appena stato sostituito da Taylor Hawkins, il turnista di Alanis Morrissette. Nonostante il minor seguito di pubblico, ai tempi, disse: “non mi interessa il pubblico! Voglio suonare in una fottuta rock band”.


Il power trio composto da Grohl, Hawkins ed il bassista Nate Mendel iniziarono a registrare l’album che, paradossalmente, è l’album che rappresenta i Foo Fighters più di ogni altro ma, allo stesso tempo, lo è meno. Una cosa un po’ kafkiana direi, ma se coinsideriamo che nell’album sono presenti brani come Learn to Fly, una delle hit più riuscita e conosciuta della band di Grohl e soci, o Breakout, altro grande pezzo caratterizzato da un rock duro e crudo, dopo oltre 20 anni possiamo però dire che se l’apertura del disco con Stacked Actors, un’invettiva contro la superficialità dell’ambiente musicale, nonostante nella sua musicalità riesca a rendere alla perfezione il senso di rabbia e frustrazione provate dall’autore, dopo le due tracce sopra citate, il disco diventa molto melodico e nonostante questo stile sia presente anche nelle produzioni successive, non è certo la più rappresentativa dei Foo Fighters.

Possiamo dire senza ombra di dubbio, che questo album era necessario per consentire alla band di evolversi. Inoltre hanno capito, sicuramente, che il ruolo di Smear è fondamentale e che Taylor Hawkins ha portato quella energia simile alla stessa che solo Grohl sapeva mettere alla batteria!

Altra grande intuizione l’uso massiccio del talk box in Generator e quel sound ‘garage’ che permea tutto il disco. Un sound genuino e diretto. 


La vena melodica del disco si fa sentire in pezzi come Next Year o Aurora, che nonostante la notorietà, non superano mai lo stato di ibrido: una ballata con il tiro dei Foo Fighters. Addirittura qualcuno scrisse che Next Year era una ballad potente alla Wonderwall degli Oasis e che il gruppo avrebbe fatto meglio a scimmiottare il brit pop in quanto davano il meglio di loro stessi. Non ho mai capito se era un complemento o meno, sta di fatto che There’s Nothing Left To Lose è il trait d'union tra quello che i Foo Fighters hanno fatto precedentemente e quello che faranno in seguito. 

Per finire possiamo senza dubbio dire che questo album risulta molto valido, più commerciale e radiofonico, ma con brani esagerati e molto ben strutturati, sia dal lato musicale che testuale. Infatti ogni ritornello di questo disco risulta orecchiabile senza essere scontato. Le undici tracce che compongono questo lavoro risultano potenti, altre valorizzano di più la parte emotiva del loro autore, creando così un prodotto che compensi entrambi i lati di chi ascolta la musica.