Playsound by @acarugini – Syd Barrett

Benvenuti a tutti! Sono il vostro Alessandro Carugini e come ogni martedì vi terrò compagnia fino alle 22.00 con Playsound, in diretta dal Radio Incontro Building di Pisa. Questa sera puntata speciale dedicata ad un chitarrista innovativo che ebbe un enorme impatto su molti musicisti: da David Bowie a Brian Eno fino a Jimmy Page, solo per citarne alcuni. Su di lui sono state scritte numerose biografie sin dagli anni ottanta e secondo la critica, generi musicali come glam rock, rock alternativo, indie rock e punk rock subiranno da lì in avanti la sua influenza. Mettetevi comodi ed alzate al massimo il volume per il genio: Syd Barrett!


Roger Keith Syd Barrett era un’artista ecclettico e geniale. Syd, voce e chitarra, nel 1965 fonda i Pink Floyd insieme a Roger Waters, Nick Mason e Richard Wright, suoi compagni di studio. Ma l’idillio con gli amici dura poco. Syd Barrett viene prima affiancato e poi sostituito da David Gilmour, amico di Nick Mason, per poi scomparire fino alla sua morte. Il personaggio di Syd Barrett è leggendario e iconico allo stesso tempo! Nonostante abbia trascorso solo gli anni più psichedelici con i Pink Floyd, dal 1965 al 1968, è lui ad inventare una delle band più influenti del panorama musicale di tutti i tempi. Questo brano appena ascoltato si intitola Dark Globe, registrato il 5 agosto 1969 in un take. Buona la prima. Chitarra acustica e voce. Accordi presi male, tempi storti, imprecisioni vocali e tanta tanta disperazione. Ma... ha anche dei difetti. Questo è Syd al 100%, niente orpelli, niente abbellimenti: la sua arte allo stato puro. E poco importa se imprecisa.


Wow! Abbiamo ascoltato Arnold Layne il primo singolo dei Pink Floyd scritto da Syd Barrett, quando era ancora leader della band. Questo pezzo è incentrato su un tema inusuale, ovvero la storia di un travestito che si aggirava per Cambridge rubando indumenti femminili. Secondo quanto raccontato da Roger Waters, "Arnold Layne" era un personaggio reale: «Mia madre e quella di Syd tenevano a pensione delle studentesse perché lì vicino c'era un collegio femminile, e c'erano perennemente mutandine e reggiseni stesi ad asciugare fuori dalla finestra... e "Arnold" o chiunque fosse, li rubava dalla corda del bucato». Grazie Roger per la storia, io invece aggiungo una curiosità su questo brano... non è mai stato pubblicato all'interno di un album, ma solo nelle raccolte The Best of Pink Floyd del 1970, Relics del 1971, Works del 1983, Echoes: The Best of Pink Floyd del 2001 e Cre/ation - The Early Years 1967-1972 tratto dal box del 2016.

See Emily Play, altro pezzone uscito solo a 45 giri! Il testo della canzone parla di una ragazza che Barrett stesso ha rivelato di aver visto in una foresta mentre era sotto l'effetto di droghe allucinogene, effetto ricreato dall'atmosfera psichedelica della musica e dal testo al limite del non-sense. La ragazza, secondo quanto scritto da Nicholas Schaffner nel suo libro A Saucerful of Secrets: The Pink Floyd Odyssey, sarebbe in realtà l'artista Emily Young, figlia del barone Wayland Hilton Young, soprannominata "psychedelic schoolgirl". Una curiosità per tutti i collezionisti di vinile. Il singolo fu commercializzato nel 1967 e presenta una copertina raffigurante una locomotiva nera o, in alcune versioni, rosa, con un vagone di uguale colore contenente dei passeggeri che guardano fuori dai finestrini; le nuvole di fumo che escono dalla locomotiva contengono il titolo del brano. In Italia è stato il primo disco dei Pink Floyd pubblicato, a settembre del 67, con una copertina diversa rispetto a tutte le versioni pubblicate nel resto del mondo. La NOSTRA copertina riporta una foto della band ed in alto il nome THE PINK FLOYD colorato in rosso e blu. I titoli dei brani sono in basso, See Emily Play scritto in rosso e The Scarecrow in blu. In alto a sinistra vi sono il logo della casa discografica ed il numero di catalogo. Sul retro vi è una presentazione in italiano dei singoli componenti e del gruppo. Il singolo fu ristampato a marzo del 1968, con piccole differenze nell'etichetta, in occasione dei quattro concerti al Piper Club di Roma ad aprile di quell'anno. La prima esibizione dal vivo nel nostro Paese.

Apples And Orange... Mele ed arance a questo punto della giornata ci starebbero proprio bene... Ma torniamo alla musica! Ancora un brano pubblicato a 45 giri. Tutti sappiamo che i Pink Floyd non sono un gruppo da singolo, ma in questa prima fase il supporto a 7 pollici era molto usato dalla band inglese. Apples And Oranges è l'ultimo brano scritto dal frontman Syd Barrett, prima di rimanere senza band. Lo stesso autore definì il brano come «una canzone serena, che ha un che di natalizio. Parla di una ragazza che vidi camminare per strada giù in città, a Richmond». Il gruppo eseguì in playback il brano durante i loro primi spettacoli televisivi statunitensi e Barrett tenne le labbra chiuse durante l’esecuzione.


Questa la conoscete tutti, ma siccome a Radio Incontro siamo avanti, avete appena ascoltato una versione particolare, uscita solo nel 2011, con Stephane Grappelli al violino. Wish You Were Here è dedicata al fondatore ed ex frontman della band, Syd Barrett, allontanato dal gruppo nel 1968 a causa di seri problemi mentali causati dal continuo abuso di LSD che aveva compromesso la sua partecipazione ai concerti e al lavoro in studio. Il brano è ispirato proprio all'ultimo giorno che il gruppo vide Barrett. La leggenda narra che all’indomani dell’uscita del loro primo disco, The Piper at the Gates of Dawn, i Pink Floyd vantavano già un fruttuoso accordo con la EMI. Questo lavoro venne particolarmente elogiato dalla critica: considerato uno dei migliori album di musica psichedelica di tutti i tempi, definito dalla rivista Rolling Stone uno degli album di esordio che hanno maggiormente impressionato e giudicato da Rizzi «uno dei capolavori della musica inglese degli anni ’60». La strada verso la consacrazione sembrava in discesa ma.. C’era solo un problema: colui che aveva concepito quasi interamente quel meraviglioso disco di debutto si stava lentamente scollegando dalla realtà. Infatti Syd aveva già dato segni di squilibrio mentale e forse soffriva anche di schizofrenia. Tutto ciò aggravato dal massiccio uso di LSD. Nel libro Inside Out – La prima autobiografia dei Pink Floyd scritta dallo stesso Nick Mason, l’autore ricorda con molti rimpianti il momento esatto in cui i Pink Floyd presero in considerazione per la prima volta di escludere Syd: “La situazione giunse a una crisi risolutiva nel febbraio del 1968. Un giorno suonavamo a Southampton. In macchina, mentre andavamo a prendere Syd, qualcuno disse: “Dobbiamo passare a prendere anche Syd?” e la risposta fu: “No, lasciamolo perdere”. Raccontato così può sembrare brutale, quasi crudele – ma è la verità. La decisione era priva di qualsiasi sensibilità, come noi del resto. Dato che procedevamo coi paraocchi, pensavo che Syd fosse semplicemente un piantagrane e mi esasperava a tal punto che riuscivo solo a vedere l’impatto a breve termine che aveva il suo comportamento sul nostro desiderio di diventare un gruppo di successo.” Parola di Nick!


E con Astronomy Domine si apre The Piper At The Gate Of Dawn, il primo LP dei Pink Floyd con Syd Barrett – chitarra e voce, Roger Waters – basso e voce, Rick Wright – organo e pianoforte e Nick Mason alla batteria. La canzone venne composta da Barrett nel 1966, nonostante ci lavorasse già dal '65, quando le sessioni con i Floyd si svolgevano nell'appartamento di Highgate di Mike Leonard. Durante le pause, Barrett consultò svariati atlanti siderali di Leonard, dalla cui consultazione venne fuori il verso Jupiter and Saturn / Oberon, Miranda and Titania / Neptune, Titan. Il titolo di lavorazione: Astronomy Dominé (An Astral Chant), aveva un riferimento al fatto che il vocabolo Domine, che vuol dire Signore, è una parola latina spesso utilizzata nei canti gregoriani. La canzone si apre con la voce del manager dei Pink Floyd dell'epoca, Peter Jenner, che recita i nomi delle stelle attraverso un megafono. L'intenzione di questa apertura è quella di replicare le sensazioni dello spazio profondo. Infatti la voce di Jenner sembra quella di un astronauta che parla attraverso un interfono. Si sente anche un messaggio in codice Morse all'inizio del brano, un modo per trasmettere messaggi utilizzando una serie di toni lunghi e brevi. Per anni di gli appassionati hanno tentato di decifrare tale codice, ma si ė appurato che era solo una serie casuale di toni senza alcun significato. Comunque io apprezzo i fan di una band, perché hanno delle teorie talmente bizzarre e assurde che potrebbero anche essere vere e ti appassionano... Ma restiamo sul primo album della band con una canzone molto particolare...


Lucifer Sam... Questo pezzo lo adoro! Lo ascolterei in loop. Una canzone costruita su un riff discendente, il cui elemento dominante è la chitarra elettrica di Syd Barrett. L'effetto ‘psichedelico’ viene aumentato dal resto della strumentazione, che segue il ritmo di Barrett. Nonostante il testo parli frequentemente di Lucifer Sam come un gatto, spesso sono sorte alcune controversie riguardanti il fatto che forse, Barrett volesse riferirsi all'amante, reale o immaginario, che fece finire la sua relazione con la fidanzata di allora, Jenny Spires. Ad ogni modo, Sam era semplicemente il soprannome che Barrett affibbiava al proprio animale domestico, il gatto Rover. Comunque lo zampino di Barrett c’è anche nel secondo album della band A Saurceful Of Secrets


La nascita di questo disco, A Saurceful Of Secrets, coincise con il declino mentale di Barrett. Questo è l'ultimo lavoro dei Pink Floyd a cui Barrett prese parte prima di essere allontanato definitivamente dal gruppo. In questo periodo Syd cominciò ad accusare problemi di carattere psichiatrico e psicologico, recenti studi ipotizzano una sindrome di Asperger. Quando è in studio le registrazioni risultarono lunghe e difficoltose e divenne impossibile. Le uniche apparizioni di Barrett in quest'album le abbiamo appena ascoltate: la chitarra su Remember a Day, Set the Controls for the Heart of the Sun, Corporal Clegg e Jugband Blues, quest'ultimo è l’unico brano dell'album da lui scritto e cantato. Invece Set the Controls for the Heart of the Sun è l'unica canzone dell’intera discografia dei Pink Floyd suonata da tutti Barrett, Waters, Mason, Wright e Gilmour che sostituirà proprio Syd. Una curiosità sulla copertina di questo disco realizzata dall'Hipgnosis di Storm Thorgerson. E’ formata da un collage di 13 immagini tra cui figurano alcuni frammenti del fumetto del Dottor Strange, l'immagine di un alchimista, immagini di ampolle e bottiglie, una ruota con i segni zodiacali, il sole, alcuni pianeti e una piccola foto del gruppo sulle rive di un fiume fuori Londra. Prima ed ultima volta che i membri della band comparirono su una loro copertina. Si può inoltre leggere anche la scritta "y d pinkfloyd p". Sembrerebbe una banale dicitura senza grandi misteri, forse è così, ma la leggenda che la riguarda merita di essere raccontata e di finire tra le storie bizzarre che circolano attorno al mondo del rock. Nella parte incompleta del nome, la “y” e la “d” sono distanziate, e ciò fa ipotizzare ad un omaggio a Syd Barrett. Per quanto la teoria risulti improbabile e forzata è molto romantica e piena di pathos, e questo sarebbe solo il primo di una lunga serie di tributi al diamante impazzito. Adesso un po’ di Syd Solista


Abbiamo ascoltato nell’ordine Octopus, Baby Lemonade e Effervescing elephant. Dopo l'uscita di Barrett dai Pink Floyd nell'aprile del 1968, Peter Jenner, lo portò negli studi della EMI per fargli incidere qualche traccia che sarebbero poi state pubblicate sul primo album solista di Syd. Durante queste sessioni, Jenner non riuscì a far registrare, propriamente, nessuna traccia vocale a Barrett, ma furono gettate le basi di alcuni pezzi, tra i quali uno intitolato Clown and Jugglers. Le sessioni si fermarono bruscamente a causa dei problemi psicologici di Barrett, che se ne andò via a girare l'Inghilterra con la sua mini-cooper apparentemente senza una destinazione finale. All'inizio del 1969, Barrett decise di tornare alla sua carriera musicale. Contattò la EMI, e venne affidato al produttore Malcolm Jones, allora a capo della neonata Harvest. Barrett voleva registrare di nuovo il materiale provato con Jenner l'anno prima; svariate canzoni, inclusa Clowns and Jugglers, furono tutte rielaborate. 

E con Interstellar Overdrive comincia la seconda parte di Playsound dedicata a Syd Barrett! Questa canzone è una delle prime sperimentazioni strumentali psichedeliche registrate dai Pink Floyd. Il brano è stato anche descritto, assieme ad Astronomy Domine, come la prima incursione dei Pink Floyd nello space rock sebbene il gruppo rifiutò sempre questa definizione per la propria musica. L'idea originaria per il brano nacque quando il manager dei Pink Floyd, sempre il mitico Peter Jenner, canticchiò a Syd Barrett un brano del quale non riusciva a ricordare il titolo: Barrett iniziò a seguire quel canto improvvisando alla chitarra e sviluppando poi il tema come base per la melodia principale del riff di Interstellar Overdrive; Roger Waters disse in seguito che il riff gli ricordava anche il tema musicale del telefilm Steptoe and Son. 

Questa era Bike, tratta dall’album The Piper At The Gates Of Down. Il testo di Barrett è dedicato alla sua ragazza dell'epoca, Jenny Spires, la stessa contro cui Syd inveisce in Lucifer Sam. Amore ed odio nell’arco di un disco! La strofa finale è seguita da un intermezzo strumentale che può essere comparato ad un brano di musica concreta: un rumoroso collage di orologi, gong, campane, un violino e altri suoni modificati con tecniche rudimentali, che sembrano essere collocati nella "altra camera" di cui Barrett parla nel testo. Il finale della canzone dissolve con una maniacale risata simile al verso di un'anatra. Pare infine che l'autore, per comporre il brano, si sia ispirato ad un paio di canzoni firmate Sellers e Milligan, famose per alcune pellicole degli anni cinquanta e sessanta. Nick Mason, a proposito di questo brano, dirà: “Quello che ricordo è che tutti gli orologi registrati erano reali. Il testo è molto alla Syd, straordinariamente astuto e divertente, con un sottofondo di tristezza. Quando la ascolto adesso, mi rendo conto di quanto fossimo giovani e immaturi, e che eravamo senza speranza di fronte al crollo di Syd.” e noi non possiamo fare altro ch unirci a Nick e rimpiangere l’assenza di Barrett. 


Abbiamo appena ascoltato Matilda Mother e Pow R. Toc H tratte the Piper At The Gate Of Down. Il primo brano fu scritto da Barrett e cantato principalmente da Richard Wright con Syd che si unì ai cori e cantò l'ultimo verso. È stata la prima canzone registrata per l'album. Pow R. Toch H. si caratterizza per i particolari effetti vocali di Barrett e Waters, che contribuiscono all'atmosfera psichedelica e a tratti cupa del brano, tra le più emblematiche dell'album. Secondo Nick Mason, la band era presente agli Abbey Road Studios mentre i Beatles nella stanza accanto registravano Lovely Rita di Sgt. Pepper's Lonely Hearts Club Band. Gli effetti sonori e vocali utilizzati verso la fine del brano del quartetto di Liverpool potrebbero quindi aver fornito ai Pink Floyd l'ispirazione per quelli che abbiamo appena ascoltato. Vegetable Man, l’ultimo ascoltato in questa selezione, è un brano meraviglioso secondo me. Suona relativamente semplice, ma in realtà è piuttosto complesso, sembra un brano quasi punk. Ci sono quattro colpi di rullante per battuta, un modo molto punk di suonare la batteria. Syd scrisse moltissime canzoni in quel periodo, nei due anni successivi al primo concerto dei Pink Floyd nell’ottobre del ’67. All’epoca la band aveva solo due o tre inediti, e un anno dopo erano già pieni di materiale. La leggenda narra che questo brano fu scritto da Barrett descrivendo come era vestito un giorno che si trovava seduto a casa sua. Doveva andare a registrare e, siccome c'era bisogno di una nuova canzone, lui semplicemente scrisse una descrizione di quello che indossava in quel momento. Una traccia "molto oscura", definita da molti critici come un evidente documento del progressivo distaccamento dalla realtà e del deterioramento delle facoltà mentali di Syd sia come musicista che come uomo. Adesso un pezzo triste, lungo...

Shine On You Crazy Diamond, canzone dedicata a Syd Barrett. Il brano, diviso in nove movimenti, dura complessivamente 26 minuti ed è il più lungo del gruppo. La versione ascoltata è tratta dal Live At Wembley del 1974 e l'anno successivo fu inserita nel concept album Wish You Were Here. La parte musicale fu creata da Wright, Gilmour e Waters il quale scrisse anche il testo dopo aver avuto l'ispirazione da Gilmour che, durante una prova, suonò quattro note che compongono quello che divenne noto come Syd's Theme, la base per creare l'intero brano. A proposito dell’album Wish You Were Here... All’inizio dell’estate del 1975 i Pink Floyd si trovano negli Abbey Road Studios per registrare alcuni nuovi brani che finiranno nel loro nono album. Mentre sono lì che provano, ricevono la visita di un signore grassottello e calvo. L’uomo entra in studio con delle buste della spesa in mano e si comporta in modo bizzarro. Tutti si guardano per capire chi sia questo strambo personaggio. Alla fine Waters scoppia a piangere: aveva riconosciuto l’amico Syd. Barrett chiese di suonare la chitarra e i ragazzi gli fanno ascoltare la title track, dedicata proprio a lui. L’ex componente dei Pink Floyd ascolta il pezzo e risponde: “Suona come una canzone vecchia….“. Vanno tutti a pranzo insieme e poi, cosi come è comparso, Syd scompare di nuovo nel silenzio, senza dire nulla. Nick Mason qualche anno dopo ricorderà così quell’incontro: “Scioccante è la parola giusta. Stavamo lavorando in studio e quando sono entrato nella sala di regia ho trovato questo strano ed enorme ragazzo. Non l’avevo riconosciuto. È dovuto intervenire David che mi ha detto ‘Nick, sai chi è questo ragazzo? È Syd’. A quel punto lo riconobbi ma non so come spiegare, è stato davvero scioccante”.

Da allora di Syd Barrett si persero le tracce. Era tornato a vivere nella sua vecchia casa a Cambridge assieme alla madre. Negli ultimi anni si faceva chiamare semplicemente Roger. Dopo la morte della madre continuò a vivere a Cambridge, da solo, isolato da tutto ciò che poteva ricordargli il passato. I suoi vecchi compagni non lo contattarono più. Nel 2005, durante il Live 8 che vide l’eccezionale reunion dei Pink Floyd, Roger Waters ricordò l’ex compagno, dedicandogli l’esecuzione di “Wish You Were Here” con queste parole: “Comunque, stiamo facendo questo per tutti coloro che non sono qui. In particolare, naturalmente, per Syd.” E con questa versione dal vivo vi saluto!