Intervista ai Dobermann



Partiamo dalla fondazione della band dove, quando e perché ?!

Paul - Abbiamo cominciato nel 2011, con in mano solo una demo di 10 pezzi in in italiano e una lista di date, prese personalmente una a una. Il perchè non te lo so davvero spiegare, spesso me lo chiedo anch'io 😁. Ho sempre avuto qualcosa dentro che mi impedisce di gettare la spugna e che tutt'ora, mi dice di andare avanti lavorando ogni giorno, a prescindere da voglia, ispirazione o circostanze. Chiamala vocazione, chiamala bieca testardaggine, probabilmente è un mix di entrambe le cose. Abbiamo passato anni a girare l'Italia da cima a fondo su un furgone scassato, suonando in qualsiasi posto suonabile e non. Un giorno era un festival e il giorno dopo era un distributore di benzina ( giuro! ). Pieni di idee e di voglia di fare, e con ben poche prospettive davanti. La strada è stata sempre e solo in salita, ma per lo meno è una strada panoramica. Nel 2017, dopo due album in italiano,  abbiamo deciso di cominciare a scrivere in inglese, cosa che ci ha aperto tante possibilità, e sono cominciati i tour in UK e nel resto dell'Europa. 11 anni, 5 album , e 900 concerti dopo, eccoci qua, impassibili, sorridenti e scintillanti!


Pensiamo che il vostro ultimo album "Shaken To The Core" sia fantastico, come è nato ?


Antonio: È nato sicuramente dalla necessità di dare seguito al nostro percorso che ha iniziato seriamente a prendere forma dopo Pure Breed, e poi dalla voglia di creare musica nuova che potesse dare varietà e brillantezza alla scaletta live. Effettivamente, grazie a questo disco, le dinamiche del nostro concerto sono più variegate e permettono a chi ascolta di vivere diverse emozioni durante i momenti che lo caratterizzano.

Ritchie mohicano: Grazie innanzitutto! L’ingrediente magico di “Shaken To The Core” è stato il mischiare la “zampa americana” del nostro muro di chitarra ad una sessione ritmica da terremoto, finalmente fuori dagli schemi. Basso e Batteria tessono una trama movimentata, si intrecciano continuamente e rispondono ad un unico cuore pulsante, allacciandosi e slacciandosi continuamente dalle linee della mia sei corde sempre dritta “in faccia”. La ciliegina sulla torta l’abbiamo aggiunta valorizzando un altro dei nostri punti forti: i cori armonizzati. Io e Anto (batteria) abbiamo inoltre da sempre una folle passione per i cori, ci viene molto naturale e spontaneo trovare linee di controcanti sulle lead vocals. Abbiamo dunque infarcito il disco di tanti momenti "beatlesiani".

Metà delle canzoni le abbiamo scritte on the road, tra soundcheck e prove, in un arco temporale durato probabilmente un anno e mezzo. È davvero la sintesi delle nostre scorribande. L’altra metà sono state scritte tutte a ridosso della preproduzione, nel giro di sole due settimane! "Shaken to the core” è infine un disco più power trio-oriented rispetto al suo precedessore “Pure Breed”. Se non lo avete ancora fatto, andate su spotify e ascoltatevelo mentre leggete questa intervista!

Paul - E' veramente un bel disco, ci abbiamo lavorato un sacco. Caro lettore di Lezrock, se non ne hai una copia a casa stai commettendo un gravissimo errore, devi andare immediatamente su www.dobermannweb.net e ordinarne 3 o 4!



Parlateci delle vostre origini come musicisti.


Paul - Ho cominciato da ragazzino, strimpellando la tastiera e la chitarra, fulminato dai Queen e dai Guns N'Roses. Non ho mai preso lezioni di musica nè mi sono mai applicato particolarmente su uno strumento. Per me fin dall'inizio l'obiettivo è sempre stato comporre canzoni, la prima l'ho scritta e registrata a 17 anni, ovviamente per una ragazza, molto piu' grande e molto piu' bella di me. La canzone era orribile, e la ragazza non c'è stata. Ma diciamo che l'episodio ha stabilito un certo modus operandi, bislacco e disordinato, ma in qualche modo funzionante. Da lì a poco ho comprato la mia prima chitarra, poi, in un giorno fatale, il bassista della band non si presentò alle prove, lasciando il basso in sala. Mi ricordo ancora il momento in cui ho messo lo strumento a tracolla e pizzicato la corda piu' bassa. Ho pensato 'Wow'. E aggiungo grazie a Dio, perchè ero un chitarrista pessimo. Nel giro di qualche anno avevo messo in piedi un paio di cover band funzionanti e  cominciato ad organizzare concerti, entrando nel circuito dei locali del nord italia.  Dopo qualche esperienza effimera e deludente in diverse band indie rock, ho scoperto i Motorhead, ed è stato un fulmine a ciel sereno. 'Bastards' mi ha salvato da una vita in giacca e cravatta che non sarebbe mai stata per me, ha acceso il motore. Ho sentito che potevo fare quella cosa anch'io, e ho deciso che da quel momento avrei fatto anche il cantante. Ci è voluta ancora una decina d'anni per arrivare ai Dobermann e trovare finalmente la mia dimensione ideale. La musica è stata all'inizio uno hobby, poi una passione, che si è gradualmente trasformata in un mestiere. Oggi è una missione, che a volte ha i tratti di una vera e propria tossicodipendenza. Comunque sia mi piace,   ne voglio ancora,  sono abbastanza positivo sul fatto che passero' il resto dei miei giorni in sua compagnia.


Ritchie Mohicano: arrivo da una famiglia di “figli Fiat” abituati a spaccarsi la schiena fin da giovanissimi. Nella mia famiglia non ci sono mai stati artisti di nessun genere, ne forti influenze che potessero indurmi ad intraprendere questo cammino. A 15 anni successe qualcosa che mi cambiò l’esistenza. Il mio migliore amico del tempo inizió a prendere lezioni di chitarra. Mi sembró magia il fatto che cercasse di suonare l’intro di Sweet Child ‘o Mine su una chitarra classica. Io ne fui così rapito da quel gesto che cominciai a dedicare alla chitarra ogni minuto del mio tempo libero da scuola. Imparai in fretta, nel giro di un anno passai all’elettrica e nel giro di due fondai la mia prima band, i “Dioniso”, coi quali suonavo le cover dei miei idoli. Già allora avevo le idee chiare: Van Halen, Acdc, Aerosmith, Guns, Ozzy, Zeppelin, Deep Purple. Ogni giorno erano randellate di risposta al martello degli Dei. 

Prima di compiere 19 anni cominciai a scrivere canzoni e riff per brani originali e cominciai a lastricare la via del mio futuro. Non ho mai suonato mezza nota che non mi andasse di suonare. Neanche quando la musica è diventata il mio lavoro.   Lo è oltretutto diventata davvero 9 anni fa, quando lasciai un posto fisso da disegnatore meccanico per inseguire i miei sogni di rock n roll. E senza alcuna certezza economica ne alcun tipo di supporto. Il salto nel buio più azzeccato della mia vita: quanto è incredibile alle condizioni attuali, pensare possibile il vivere di Rock n Roll in Italia?

Antonio: io ho cominciato molto presto. Venendo da una famiglia di musicisti, mio padre in primis, notò la mia buona predisposizione per il ritmo e, a quattro anni e mezzo, la mia carriera era già iniziata ! Quindi già da bambino cominciai con l’orchestra di famiglia tra liscio e musica leggera, e crescendo sono riuscito a cimentarmi in diversi stili musicali. Il rock è stato da sempre il mio preferito, ed oggi ho la fortuna di poter suonare ciò che mi piace!


Qual'è la vostra opinione sul rock n roll? Pensate che sia ancora vivo?


Paul - Vivo lo è sempre stato e lo sarà sempre, ma trovo che negli ultimi 10 anni sia entrato in stato comatoso. Ai ragazzi non interessa, e anche per me ha perso molto del suo fascino. Il rock prettamente chitarristico non è stato in grado di evolversi, ha perso la sua grinta, il suo ardore primitivo, complici anche le produzioni contemporanee, sempre più standardizzate e impantanate in un suono digitale che poco si addice alla sua natura sanguigna. Il rock è fatto di sangue, legno, sudore e gasolio, non di likes e di trigger. Poche band oggi hanno il coraggio di portare avanti il loro stendardo. Pochi hanno voglia di andare in tour, ed è comprensibile, viste le circostanze sempre piu' aspre che questo mestiere impone. Gli headliner dei grandi eventi rock hanno 60 o 70 anni, e anche se ci sono in giro nuovi musicisti eccezionali, il loro talento è disperso tra side projects, cover band e collaborazioni, quasi nessuno ha la voglia o la capacità di portare la musica on the road in un certo modo, affrontando le difficoltà a testa bassa. Una band dovrebbe essere un urlo di ribellione, una ciurma pronta a buttarsi nella mischia col coltello tra i denti. Per lo meno, questo è quello che ho visto io quando sono stato fulminato dal Rock.  Se vuoi un buon manuale di Rock & Roll, leggi 'White line fever', il libro di Lemmy, la storia dei Motorhead. Una band nata praticamente dal nulla, che per 40 anni ha portato avanti imperterrito il proprio credo, affrontando defezioni, tracolli di popolarità, passando dall'Hammersmith strapieno a dei parcheggi semivuoti, attraversando una decade sull'orlo del precipizio finanziario,ma sfornando un album ogni due anni, impassibile ai trend, schernendo le mode, fermata, alla fine, solo dalla morte del suo frontman.   Vedo molto poco di tutto ciò, oggi. Speravo che il successo travolgente dei Maneskin avrebbe innescato una rinascita del genere, perlomeno in Europa,  ma per ora non sembra essserci. Ma i Dobermann ci sono, facciamo la nostra parte. In piena tempesta, teniamo il Rock N Roll per strada, vivo e vegeto.


Antonio: Il rocknroll è ancora vivo in molte persone e noi ne siamo testimoni, in quanto siamo sempre a contatto con questa realtà. Ovviamente non è il genere più in voga al momento, e non è facile immaginare un grande ritorno di fiamma immediato del Classic rock. Credo che si sia evoluto e diramato su generi affini.


Ritchie Mohicano: I Dobermann sono la prova vivente del fatto che lo sia! 

Il rock n roll rimane uno stile di vita. Il rock n roll è nell’attitudine, nella ribellione, nel gridare fuori dal coro, il rock n roll è nel rompere gli schemi, il R&R risiede nell’espressione artistica, è cultura del divertimento!

È tutto ciò che differisce da monotonia e omologazione..Fortunatamente vedo ancora tanta gente così in giro. In ambito prettamente musicale il rock n roll trova dimora nell’inseguire i propri sogni macinando chilometri, credendo fermamente in ciò che si fa, portando avanti la propria causa nonostante i pronostici a sfavore, sventolando, trionfanti, la bandiera del proprio credo dalla vetta di un muro di amplificatori! 

Non sono certamente i talent o il mito del successo facile sdoganato dai social ad insegnare ad essere dei buoni performer. Tra i nuovi artisti abbiamo band come gli Americani Dirty Honey, il re del bluespower Jared James Nichols, gli Artic Monkeys, gli Italiani Messa (che invito ad ascoltare) abbiamo alieni strumentali pazzeschi come i Polyphia che stanno ridefinendo i confini del possibile, rocce di granito chitarristico come Marty Friedman che continua a dimostrarci come poter essere eroi della chitarra col trascorrere delle decadi, unendo vintage a modernità. Potrei continuare per ore! Essere se stessi con la voglia di inseguire i propri goal ed esagerare le proprie manie, è quello che ha portato gente del calibro di Steven Tyler, Mick Jagger, Paul Stanley, Ozzy Osbourne a diventare icone. Il merito era anche del mercato discografico esistente allora (per ascoltare il tuo artista preferito DOVEVI comprare il suo disco) e che ora non c’è più, abbiamo però le piattaforme digitali che possono convogliare in tutto il globo ciò che nasce in una cameretta. Speriamo che il testimone passato al cambio generazionale continui a far ardere la fiamma! Io ci credo!


Il nostro blog cerca di fare del rock and roll la musica più ascoltata dai giovani, hai un'opinione o un consiglio?


Ritchie Mohicano: Appassionatevi di band underground. Cercate di diventare un punto di riferimento per chi desidera un piccolo spazio e visibilità. Siate disponibili a recensire nuovi artisti, ad organizzarvi per postare dei Live Report. È un metodo efficace, il nome del vostro blog potrebbe cominciare a girare con crescente frequenza tra le nuove realtà. Siate famelici di novità, aggiornatevi costantemente sul mercato musicale, sulle realtà che lo gestiscono, tra label, distribuzioni, evitate i clickbait facili e puntate sempre alla qualità. Createvi un team è una squadra giovane che remi nella stessa direzione. Diffondete il verbo tra i vostri coetanei con entusiasmo!


Paul - Apri un canale Tik Tok. I giovani sono lì, sperduti, in balìa di balletti ignobili e trapper con i tatuaggi in faccia. Crea dei video brevi usando interviste o momenti particolari di musicisti famosi, giovani e meno giovani, metti i sottotitoli in italiano, cercando in qualche modo di inserire qualche tuo contenuto o idea originale. Vai ai concerti nella tua zona, filma, fotografa, intervista le band della tua città,  due o tre domande, risposte brevi e veloci, e cerca di convogliare il traffico sul blog per chi volesse approfondire e leggere l'articolo completo. Fai vedere il lato del rock che ti emoziona. La cosa piu' importante: lavoraci sopra giorno e notte, rompi le scatole a tutti, contatta i giornali e i portali della tua zona, collabora,  sii entusiasta e fiera del tuo lavoro. Cerca di pensare fuori dagli schemi e prova a fare qualcosa che nessun altro blog fa. La comunicazione cambia in continuazione, e per quanto la cosa ci piaccia o meno, è stupido non approfittarne.


Antonio: Il mio consiglio è cercare di avvicinarsi il più possibile alle abitudini dei più giovani, e non proporre sempre e solo canzoni che hanno fatto la storia del rock (canzoni che io e tutti noi amiamo) ma cercare di promuovere maggiormente le nuove proposte, altrimenti verrà visto come un genere di “vecchi” con cui un giovane difficilmente potrà confrontarsi. 


Qual'è stato il miglior vostro concerto?


Antonio: potrei citarne un po’ ma dico Rock The Ring, in Svizzera nel 2019. Bellissimo festival, bel palco bei suoni e un fiume di gente che ci ascoltava!

Ritchie Mohicano: difficile sceglierne solo uno. Faccio che menzionare i due migliori di quest’anno.  A luglio 2022 siamo stati ospiti del “Bikers Days” di Basel, Svizzera. Grande evento bikers ben pubblicizzato, famoso in tutto il paese, atmosfera carica di elettricità e palco da sballo! Avevamo di fronte centinaia di persone che aspettavano solo noi, che quella sera eravamo gli Headliner della rassegna. Ci hanno regalato la loro energia dal primo minuto all’ultimo, sono stati un pubblico meraviglioso! Una passerella degna delle catwalk più infuocate mi poteva portare in mezzo a loro ogni volta che volevo planare sulla tastiera e fare un assolo: avevo un cavo lunghissimo, ahahah! 

A novembre 2022 siamo stati invece ospiti di uno dei festival più importanti della nostra carriera, l’Hard Rock Hell, in Regno Unito. Abbiamo suonato davanti a 2500 persone, giusto prima degli Skid Row. I tempi che gestiscono questi eventi sono tiranni e ricordo ancora ora la pressione dei fonici da palco che ci intimavano a spaccare il minuto per stare dentro allo showtime previsto. Non ho avuto neanche il tempo di rendermi conto di quanta gente avessi davanti. Ampli settato, spia accesa,  macchina del fumo a pieno regime e via. Stavamo suonando Shaken to the core davanti ad una folla di headbangers interminabile. Adrenalina a mille. Ho pensato “..e adesso..sentiteci ruggire!”

Al di là dei singoli eventi, che sono tanti, ho un ricordo estremamente positivo dei nostri tour in UK e in Spagna. Quando mi chiudo la porta di casa alle spalle sapendo che staremo via per tre settimane è sempre un momento speciale. E' un pò come salire sul ring, sai che non sarà facile e che inevitabilmente le prenderai,  ma sai anche che stai facendo quello per cui sei nato. Il fatto che sotto il palco ci siano 20 o 2000 persone è importante, ma secondario.  Non riesco ad immaginare la mia vita senza questa cosa. Il mio cervello è semplice: "Show = bene" "No show = male" !




Quali sono i vostri artisti preferiti?


Ritchie Mohicano: gli Aerosmith sono la mia rock n Roll band preferita di sempre. Nella mia top five le altre quattro colonne sono gli Ac/Dc, I Van Halen, i Guns n Roses e Ozzy Osbourne. 

Non mi metto neanche a citare i chitarristi altrimenti questa risposta rischia di diventare eterna!


Paul - Queen, Guns N Roses e Motorhead sono state le tre band che mi hanno reso quello che sono, le serate passate ad ascoltare in cuffia 'News of the world', il mio primo CD,  non le dimentichero' mai. Il rumore che faceva lo stereo quando partiva l'album, l'odore leggermente chimico del libretto.  Da quando qualche anno fa ho cominciato a studiare veramente la musica,  mi sono interessato anche ad altri generi, come il reggae e la musica elettronica. Apprezzo anche un certo tipo di musica pop, sarà anche un genere di consumo, ma è fatto da maestri assoluti e non posso non apprezzarne l'efficacia e la funzionalità. E' stato anche interessante guardare al rock in retrospettiva, e scoprire finalmente il perchè mi abbia appassionato cosi' tanto, anche se ora ne ascolto poco. I dischi importanti li ho consumati, e quelli nuovi semplicemente non mi interessano. Mi sono piaciuti molto i lavori di Liam Gallagher, che per qualche strano motivo è riuscito a mantenere intatta la magia,  e a cucirci sopra una veste moderna. Dev'essere una specie di miracolo britannico.


Antonio: Pink Floyd, Dream Theater, Vasco Rossi, Iron Maiden, Pino Daniele, Zucchero, ecc…


Parlateci del vostro primo concerto.


Antonio: Il mio primo concerto con i Dobermann è stato una specie di crash test in un pub. Non molto gratificante per vari motivi, ma almeno avevo convinto i miei compagni di band a contare su di me! In quel periodo ero anche impegnato a suonare con un coro gospel, ma lo abbandonai per poter intraprendere la strada della vera rock band!


Ritchie Mohicano: il mio primo concerto prese luogo in un piccolo pub della provincia di Torino, situato a 7 km da dove abitavo. Non ero neanche maggiorenne, non avevo la patente e caricai tutto sulla Panda di un caro amico dell’epoca. Non mi feci mancare nulla quella sera: suonai sbronzo, ruppi un tavolo cadendoci sopra durante un momento epico (un solo cafonissimo eseguito su una tavolo dove mangiava una coppia di amici) e tornai a casa a tarda notte in pieno hangover, riponendo con attenzione chirurgica ogni cosa al proprio posto. Mio padre si alzò allarmato dai rumori e bofonchiò qualcosa di infernale. Svenni a letto col sorriso, più convinto che mai che il rock n roll sarebbe stato la mia vita!


Paul - A 16 anni, all'oratorio del paese. Ho ancora la VHS da qualche parte.  Appena sceso dal 'palco' avevo una ragazza intorno. Molto piu' grande e molto piu' bella di me.  Quel giorno ho capito che sarebbe stato meglio lasciar perdere i videogames e concentrarsi sulla musica!


In ultimo; se vi diciamo rock and roll rispondete?


Paul - Pessimo investimento, scarse prospettive, alto rischio imprenditoriale, ambiente pericoloso, ma divertimento assicurato. Prendere o lasciare!