Marco Calderone presenta: The Long Ryders


Mi hanno sempre incuriosito i THE LONG RYDERS.

Band formatasi nel 1979 dalle ceneri della generazione PUNK di Los Angeles.

Dopo una loro breve carriera durata 10 anni, si sciolsero per poi rimettersi insieme nel 2004 per affrontare un tour Europeo.

Le radici della band possono essere fatte risalire ai nostalgici del garage rock The Unclaimed.

Nei primi lavori in studio (che consiglio assolutamente l'ascolto) furono fortemente influenzati sia dal PUNK, vista la spudorata mania nel collezionare dischi di Sid Griffin (voce e chitarra), e dal country old school, genere amato dal Steven McCarthy (chitarrista)

Nel disco SEPTEMBRE NOVEMBER, uscito il 10 marzo 2023 per l'etichetta Cherry Red Records, etichetta inglese prevalentemente di musica indipendente, troviamo molti ospiti davvero curiosi e inaspettati.

Innanzitutto al basso troviamo il chitarrista Steven McCarthy insieme a Murry Hammond degli Old 97s vista la prematura scomparsa del bassista Tom Stevens , un altro ospite "cult" è il batterista D.J. Bonebrake dei leggendari X di Los Angeles affiancato dal batterista autentico marchiato "The Long Ryders" Greg Sowders..

..ultima ma non ultima al violino troviamo la giovane Kerenza Peacock dei Coal Porters..

e indovinate un po...? quest'ultima band fondata proprio da Sid Griffin insieme al suo amico di vecchia data Neil Robert Herd.

Ma ora basta con i soliti pippotti da n.e.r.d. musicali.

Parliamo di emozioni e del perchè oggi ho deciso di parlarvi di questo disco.

Iniziamo con una domanda per tutti voi lettori..

Quanti di voi si innamorano di dischi perchè li ascoltano facendo l'amore con il proprio partner?

...ecco.. io sono uno di quelli... e oggi voglio trasmettervi le stesse mie emozioni di questo capolavoro in studio.

Il disco inizia con la rockeggiante title track che crea un aspettava a tutti noi di rock e ballate.


Season Change, secondo brano del disco inizia a far sfumare il rock e ricorda a tratti le ballate western.


Arrivati al terzo brano capiamo perfettamente che il disco non era il rock che ci aspettavamo inizialmente... reggiamo qualche minuto e poi arriviamo a Elmer Gantry Is Alive And Well, quarto brano favolosamente eloquente con ritmi incalzanti che trattano l'assalto alla Capitale e alla democrazia e al rumore di Trump.

Dopo una lenta Hand Of Fate arriviamo ad un sesto brano completamente strumentale intitolato Song For Ukraine con un violino in prima linea che con le sue note vi descriverà la tristezza e la rassegnazione di questo mondo orribile dove ancora le persone uccidono persone.


Dopo questo momento di riflessione romantico-musicale si riparte con To The Manor Born, successivamente in discesa con delle ballad rock-folk... l'allegra That's What They Say, il bluesaccio allegro di Country Blues (Kitchen) per poi arrivare alla chiusura del disco con Tom Tom che frena l'allegria creata finora.

Until God Takes Me Away ci prepara al grande finale.. Flying Out Of London, canzone che possiamo paragonare ai 5 minuti più nostalgici di tutto il disco...come per dirci...

<<caro ascoltatore... ti abbiamo fatto ballare, rockeggiare, ascoltare assoli blues e violini nostalgici.Ora fermati e ricordati chi siamo. Noi siamo i THE LONG RYDERS>>

Marco Calderone

marco.calderone@radiosenzatempo.com


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